L'ESPERIENZA INSEGNA:
Ecco perchè dopo aver visto più volte l'HELLAS VERONA esprimersi meglio con il 4-3-1-2 che non con il 4-3-3 (più caro a REMONDINA) il tecnico bresciano sembra aver deciso che per il momento è meglio seguire l'ispirazione della squadra e scegliere il primo modulo. Il 4-3-3 è definitivamente bocciato? Nemmeno per idea! Si è solo dimostrato che, per il momento, gli esterni offensivi non sono all'altezza delle aspettative o comunque non danno sufficienti garanzie di continuità ma non è escluso che in futuro, col crescere della condizione di ANACLERIO (che nelle scorse stagioni è stato fortemente penalizzato da un malanno all'occhio), DA DALT (al rientro da un'operazione chirurgica) e GOMEZ TALEB (bloccato da un infortunio ancora nei primi giorni di ritiro e nemmeno convocato contro la SPAL) ma anche, perchè no, la rivalutazione di DIANDA, non si torni all'antico anzi!
Benissimo fa GianMarco a non fissarsi sugli schemi e conferma quanto aveva detto alla sua presentazione ufficiale in Corte Pancaldo. Squadra e ambiente non potranno che trarre giovamento dalla duttilità del tecnico che d'altra parte fa un piccolo passo indietro e dimostra grande intelligenza... E adesso? Spazio a SCAPINI spero ma anche a bomber TIBONI. Il GIRARDI sottotono visto fin qui potrebbe essere messo a recuperare in panchina? Si vedrà...
OCCHI PUNTATI SU PAROLO: E non poteva essere altrimenti viste le prestazioni del gioiellino gialloblù che ha letteralmente cambiato l'inerzia della partita sia contro il LUMEZZANE che contro la SPAL. Un campioncino umile che sostiene i compagni (GIRARDI) in leggera difficoltà. Speriamo rimanga con i piedi per terra e che con la SAMBENEDETTESE, dovesse partire dal primo minuto o a partita iniziata, ci regali la terza prestazione di qualità!
QUI SAMBENEDETTESE: MAGNANI, il tecnico dei marchigiani prossimi avversari dell'HELLAS al BENTEGODI, fa coraggio ai suoi ma dovrà rinunciare sicuramente a FICANO e VISONE.
Fonte:B/=\S
venerdì 12 settembre 2008
giovedì 11 settembre 2008
HELLAS VERONA-spal 2-1
CORRENT: Il capitano descrive la sbornia da dopo-gol-vittoria. Confida di aver fatto l'alba in preda alle emozioni! Un gol così - spiega Nicola - l'avevo già fatto ma fino ad ora solo nei sogni! Belle frasi ma una descrive meglio di altre l'attaccamento del capitano alla casacca gialloblù e quanto la CURVA SUD
Lunedì sia stata mai come prima letteralmente in campo a giocare con loro ed è la seguente: '...siamo partiti con uno spirito diverso e il mio primo pensiero è per i nostri tifosi, quelli che non ci hanno mai tradito, anche nei momenti difficili. L’altra sera quando li ho sentiti cantare ancora, anche sull’uno a zero per la Spal, non ci credevo. Ho corso ancora di più, con le lacrime agli occhi. Incredibili, veramente incredibili'.DA DALT e PAROLO: Anche i due neo gialloblù sottolineano l'importanza degli 11.000 del BENTEGODI.
Un pubblico così è esaltante - dicono entrambi - e la vittoria contro la SPAL, per come è stata ottenuta e per lo spirito visto in campo e fuori, è stata fondamentale.
REMONDINA: Emozionatissimo per la vittoria di Lunedì sera, pone l'accento su alcune disattenzioni che la squadra ha commesso e di come alcune situazioni di gioco vadano riviste e migliorate. Fondamentale sarà sempre e comunque l'approccio mentale alla gara - dice - con la prima o con l'ultima della classe lo spirito deve essere quello visto contro LUMEZZANE e SPAL; questo unito alla continuità ci potrà dare soddisfazioni.
Vi allego il punto di vista di un giornalista che, tra qualche imprecisione e qualche 'balla' di troppo, produce un articolo lo stesso godibile e ben scritto ma di fatto fuori dalla realtà: come vado ripetendo da giorni la realtà che descrive, quella delle BRIGATE/=\GIALLOBLÙ, è finita nel '91 dopo lo scioglimento delle stesse! Ora quell'esempio di unità del tifo e spettacolo di colori e scenografie non esiste più!
Come tutte le belle cose anche quella, purtroppo, è finita e ciò che abbiamo oggi sono un gruppo di butèi, più o meno volenterosi, che cercano di prendere le redini del comando finendo il più delle volte per farsi la guerra tra di loro mettendo in secondo piano, o addirittura dimenticando, proprio quello che dovrebbe essere l'impegno comune e cioè il sostegno dell'HELLAS! E pure il motto 'Prima i butèi e poi il VERONA', per quanto discutibile a mio avviso, non ha più ragion d'essere proprio perchè legato a doppio filo a quel modo di fare tifo che non è più...
Lunedì sia stata mai come prima letteralmente in campo a giocare con loro ed è la seguente: '...siamo partiti con uno spirito diverso e il mio primo pensiero è per i nostri tifosi, quelli che non ci hanno mai tradito, anche nei momenti difficili. L’altra sera quando li ho sentiti cantare ancora, anche sull’uno a zero per la Spal, non ci credevo. Ho corso ancora di più, con le lacrime agli occhi. Incredibili, veramente incredibili'.DA DALT e PAROLO: Anche i due neo gialloblù sottolineano l'importanza degli 11.000 del BENTEGODI.
Un pubblico così è esaltante - dicono entrambi - e la vittoria contro la SPAL, per come è stata ottenuta e per lo spirito visto in campo e fuori, è stata fondamentale.
REMONDINA: Emozionatissimo per la vittoria di Lunedì sera, pone l'accento su alcune disattenzioni che la squadra ha commesso e di come alcune situazioni di gioco vadano riviste e migliorate. Fondamentale sarà sempre e comunque l'approccio mentale alla gara - dice - con la prima o con l'ultima della classe lo spirito deve essere quello visto contro LUMEZZANE e SPAL; questo unito alla continuità ci potrà dare soddisfazioni.
Vi allego il punto di vista di un giornalista che, tra qualche imprecisione e qualche 'balla' di troppo, produce un articolo lo stesso godibile e ben scritto ma di fatto fuori dalla realtà: come vado ripetendo da giorni la realtà che descrive, quella delle BRIGATE/=\GIALLOBLÙ, è finita nel '91 dopo lo scioglimento delle stesse! Ora quell'esempio di unità del tifo e spettacolo di colori e scenografie non esiste più!
Come tutte le belle cose anche quella, purtroppo, è finita e ciò che abbiamo oggi sono un gruppo di butèi, più o meno volenterosi, che cercano di prendere le redini del comando finendo il più delle volte per farsi la guerra tra di loro mettendo in secondo piano, o addirittura dimenticando, proprio quello che dovrebbe essere l'impegno comune e cioè il sostegno dell'HELLAS! E pure il motto 'Prima i butèi e poi il VERONA', per quanto discutibile a mio avviso, non ha più ragion d'essere proprio perchè legato a doppio filo a quel modo di fare tifo che non è più...
venerdì 5 settembre 2008
HELLAS VERONA-rodengo saiano
Inutili nel finale i gol gialloblù di Scapini e CampisiHellas svogliato, fuori dalla CoppaHellas sperimentale. Hellas svogliato. Hellas che si tiene solo l’amaro e non propone nulla di dolce. L’ultimo turno di Coppa Italia si trasforma in un’agonia da eliminazione per un Verona che poco o nulla fa per evitare una brutta figura, cedendo per 2-4 al Rodengo Saiano in un Bentegodi semideserto (200 circa gli spettatori).E del suo ce ne mette anche Gian Marco Remondina, che arrischia soluzioni tattiche azzardate (Hurme esterno offensivo). Ma è tutto l’Hellas, per quanto poco attendibile e composto da seconde linee, a deludere. I bresciani giocano la parte dell’ospite inattese e ne fanno quattro, senza neppure farsi prendere neppure da troppe ansie...FONTE: Leggo.it
- DOPOGARA: SMENTITA LA NOTIZIA DELLA CESSIONE DEL CLUB
L’allenatore: «Chiediamo scusa». Parolo: «Ci rifaremo con la Spal»>> Gian Marco Remondina non si nasconde di fronte a telecamere e taccuini. Arriva alla sala stampa in evidente difficoltà. Nemmeno lui sa spiegarsi un simile tonfo della sua squadra. «Ho voluto provare calciatori che domenica non avevano giocato, è andata male. Chiediamo scusa ai tifosi per la brutta prestazione» attacca. «Non ho visto la grinta - prosegue il mister – che finora è stata la nostra arma in più. Una gara spenta, imbarazzante, una brutta figura da cui ripartire». Certo, c’erano in campo le seconde linee e alcuni pure fuori ruolo, oltre a Gomez e Sibilano in netta difficoltà fisica. «Sì, forse Hurme non doveva giocare alto a destra. Però, ripeto, è mancata la concentrazione e la cattiveria».
La tifoseria non la manderà giù. «Ci prenderemo le critiche, come è giusto che sia, in silenzio a orecchie basse, e dovremo pedalare per riscattarci già lunedì con la Spal». Marco Parolo ha avuto qualche buono spunto ma anche lui ha giocato al di sotto della sufficienza. «Ci dispiace molto. In gare come queste se non sei concentrato e di fronte trovi un avversario che invece parte a mille rischi queste figure meschine. Lunedì con la Spal vogliamo dimostrare a tutti i costi che l’Hellas è un’altra cosa, sarà la miglior maniera per scusarci coi tifosi». Durante le interviste tra i tifosi si è sparsa la voce di un’avvenuta cessione societaria. «Niente di più falso – ha risposto Mario Aramini, il procuratore a vendere di Arvedi - abbiamo costruito una buona squadra e vogliamo proseguire in questo progetto».
- DOPOGARA: SMENTITA LA NOTIZIA DELLA CESSIONE DEL CLUB
L’allenatore: «Chiediamo scusa». Parolo: «Ci rifaremo con la Spal»>> Gian Marco Remondina non si nasconde di fronte a telecamere e taccuini. Arriva alla sala stampa in evidente difficoltà. Nemmeno lui sa spiegarsi un simile tonfo della sua squadra. «Ho voluto provare calciatori che domenica non avevano giocato, è andata male. Chiediamo scusa ai tifosi per la brutta prestazione» attacca. «Non ho visto la grinta - prosegue il mister – che finora è stata la nostra arma in più. Una gara spenta, imbarazzante, una brutta figura da cui ripartire». Certo, c’erano in campo le seconde linee e alcuni pure fuori ruolo, oltre a Gomez e Sibilano in netta difficoltà fisica. «Sì, forse Hurme non doveva giocare alto a destra. Però, ripeto, è mancata la concentrazione e la cattiveria».
La tifoseria non la manderà giù. «Ci prenderemo le critiche, come è giusto che sia, in silenzio a orecchie basse, e dovremo pedalare per riscattarci già lunedì con la Spal». Marco Parolo ha avuto qualche buono spunto ma anche lui ha giocato al di sotto della sufficienza. «Ci dispiace molto. In gare come queste se non sei concentrato e di fronte trovi un avversario che invece parte a mille rischi queste figure meschine. Lunedì con la Spal vogliamo dimostrare a tutti i costi che l’Hellas è un’altra cosa, sarà la miglior maniera per scusarci coi tifosi». Durante le interviste tra i tifosi si è sparsa la voce di un’avvenuta cessione societaria. «Niente di più falso – ha risposto Mario Aramini, il procuratore a vendere di Arvedi - abbiamo costruito una buona squadra e vogliamo proseguire in questo progetto».
Non 12 MA 5000 colpevoli (di Zambo)
Chiedo scusa se oso scomodare il testo di quello che è forse lo striscione più famoso della storia delle Brigate Gialloblu.
Era il 1° febbraio 1987 quando 12 “butei” vennero arrestati con l’accusa di associazione a delinquere. Era l’antefatto dell’imminente scioglimento delle Brigate. In mezzo ai due eventi uno spicchio di curva vuota, il gruppo che si chiude attorno ai 12 arrestati, un assordante silenzio per tutta la partita. Compatti, uniti nella protesta, in piedi silenziosi sopra uno striscione: “Non 12 ma 5000 colpevoli”. Arriveranno feroci critiche per questo comportamento. Lo stesso Bagnoli dichiarerà di non capire le modalità di questa iniziativa: “Piuttosto di tacere io avrei disertato”.
E c’è da scommettere che anche tra gli stessi “butei” non ci fosse un totale accordo sulle modalità dell’iniziativa. Ma si doveva e si voleva fare qualcosa, un gesto, una presa di posizione. I modi importavano fino ad un certo punto, l’utilità importava fino ad un certo punto. Quello che contava era la compattezza: mostrarsi tutti uniti e dimostrare che nello striscione sotto di loro non c’erano solo parole. Chi non era d’accordo si è adeguato perché le Brigate, qualunque cosa succedesse, erano tifose di loro stesse: quel giorno l’Hellas poteva aspettare.
Oggi in Curva ci sono le magliette che ricordano quel giorno, quel gesto. Magliette indossate fieramente con la scritta “Sono uno dei 5000 colpevoli”. E’ la maglia a cui più di ogni altra viene affidato il “testimone” dello spirito della Curva Sud, che meglio ne incarna la prima legge non scritta: “prima i butei e dopo l’Hellas”. Chi la indossa, chi la legge con ammirazione, si uniforma tacitamente a questa legge.
Oggi, come allora, ci sono più di 5.000 “colpevoli”. Più di cinquemila “butei” (e presto saranno di piu, rendendo meno efficace questo paragone che voglio comunque mantenere) hanno sottoscritto un abbonamento, calpestando di fatto questa legge fondamentale che, evidentemente, è bella finchè fa comodo. E non è colpa di Arvedi. Arvedi ha solo creato i presupposti perché si “alzasse il lenzuolo” e tutto questo venisse alla luce. Stessimo lottando per la Serie A saremmo tutti uniti come sempre, ma solo perché le cose vanno bene. E non è colpa di chi dirige questa Curva, perché non è questione di rispetto o meno verso questo gruppo. Perche abbonandosi quest’anno non si manca di rispetto a questo gruppo, ma si manca di rispetto alle prime, vecchie Brigate Gialloblu che hanno creato dal nulla questa appartenenza, come dal nulla hanno creato le sue leggi non scritte, prime tra tutte: “prima i butei e dopo l’Hellas”.
Purtroppo le avvisaglie, chi frequenta attentamente la Curva, le aveva colte già da qualche anno. Basta staccarsi qualche decina di metri dal settore centrale, per imbattersi in “butei” sempre seduti, “butei” che non cantano se non dopo un gol, “butei” che fa de tutto tranne che interessarse della Curva e dell’Hellas, ed evito di parlare di certi profumi, tipici più del Leoncavallo che della Curva Sud, che sempre più spesso si sentono in Curva.
La Curva Sud del Bentegodi è stata persa. Chi ancora crede in questo spirito, in questo gruppo, ha solo le trasferte, quest’anno, per dimostrare che esiste ancora. A Verona tutto è stato annacquato. Ma proprio per questo, i colpevoli di questo annacquamento difficilmente (e comunque in numero minore) mostrano la propria faccia fuori dalla città. E’ il momento di dare tutto in trasferta, perché è l’unico modo per ricostruire qualcosa di grande lasciando le “ceneri fischianti” nella Curva Sud. Una volta ritrovati noi stessi, ritrovati i nostri numeri (e ritrovata una società magari) ci riapproprieremo anche della Curva, tornando con le nostre leggi non scritte, con il nostro stile comune, e il nostro comune modo di essere e di vivere quello che, come ho già avuto modo di dire “non è solo un settore”.
Ricostruiamoci in trasferta, lasciando a Verona i “5000 colpevoli” di oggi. Stanno tentando di rovinare un nome, noi glielo impediremo. Saremo presenti dietro al Bentegodi facendo quello che loro non faranno dentro: cantare per il nostro Hellas. E in trasferta torneremo ad essere noi stessi. La Curva Sud di Verona può essere ancora salvata perché sopravvivono centinaia e centinaia di “butei” che ne incarnano ancora lo spirito.
Chi si è abbonato non ha capito che, oggi come 18 anni fa, l’Hellas poteva aspettare. Buon campionato ai “5000 colpevoli”, fiero di poter urlare:
“IO NON SONO UNO DEI 5000 COLPEVOLI”.
Era il 1° febbraio 1987 quando 12 “butei” vennero arrestati con l’accusa di associazione a delinquere. Era l’antefatto dell’imminente scioglimento delle Brigate. In mezzo ai due eventi uno spicchio di curva vuota, il gruppo che si chiude attorno ai 12 arrestati, un assordante silenzio per tutta la partita. Compatti, uniti nella protesta, in piedi silenziosi sopra uno striscione: “Non 12 ma 5000 colpevoli”. Arriveranno feroci critiche per questo comportamento. Lo stesso Bagnoli dichiarerà di non capire le modalità di questa iniziativa: “Piuttosto di tacere io avrei disertato”.
E c’è da scommettere che anche tra gli stessi “butei” non ci fosse un totale accordo sulle modalità dell’iniziativa. Ma si doveva e si voleva fare qualcosa, un gesto, una presa di posizione. I modi importavano fino ad un certo punto, l’utilità importava fino ad un certo punto. Quello che contava era la compattezza: mostrarsi tutti uniti e dimostrare che nello striscione sotto di loro non c’erano solo parole. Chi non era d’accordo si è adeguato perché le Brigate, qualunque cosa succedesse, erano tifose di loro stesse: quel giorno l’Hellas poteva aspettare.
Oggi in Curva ci sono le magliette che ricordano quel giorno, quel gesto. Magliette indossate fieramente con la scritta “Sono uno dei 5000 colpevoli”. E’ la maglia a cui più di ogni altra viene affidato il “testimone” dello spirito della Curva Sud, che meglio ne incarna la prima legge non scritta: “prima i butei e dopo l’Hellas”. Chi la indossa, chi la legge con ammirazione, si uniforma tacitamente a questa legge.
Oggi, come allora, ci sono più di 5.000 “colpevoli”. Più di cinquemila “butei” (e presto saranno di piu, rendendo meno efficace questo paragone che voglio comunque mantenere) hanno sottoscritto un abbonamento, calpestando di fatto questa legge fondamentale che, evidentemente, è bella finchè fa comodo. E non è colpa di Arvedi. Arvedi ha solo creato i presupposti perché si “alzasse il lenzuolo” e tutto questo venisse alla luce. Stessimo lottando per la Serie A saremmo tutti uniti come sempre, ma solo perché le cose vanno bene. E non è colpa di chi dirige questa Curva, perché non è questione di rispetto o meno verso questo gruppo. Perche abbonandosi quest’anno non si manca di rispetto a questo gruppo, ma si manca di rispetto alle prime, vecchie Brigate Gialloblu che hanno creato dal nulla questa appartenenza, come dal nulla hanno creato le sue leggi non scritte, prime tra tutte: “prima i butei e dopo l’Hellas”.
Purtroppo le avvisaglie, chi frequenta attentamente la Curva, le aveva colte già da qualche anno. Basta staccarsi qualche decina di metri dal settore centrale, per imbattersi in “butei” sempre seduti, “butei” che non cantano se non dopo un gol, “butei” che fa de tutto tranne che interessarse della Curva e dell’Hellas, ed evito di parlare di certi profumi, tipici più del Leoncavallo che della Curva Sud, che sempre più spesso si sentono in Curva.
La Curva Sud del Bentegodi è stata persa. Chi ancora crede in questo spirito, in questo gruppo, ha solo le trasferte, quest’anno, per dimostrare che esiste ancora. A Verona tutto è stato annacquato. Ma proprio per questo, i colpevoli di questo annacquamento difficilmente (e comunque in numero minore) mostrano la propria faccia fuori dalla città. E’ il momento di dare tutto in trasferta, perché è l’unico modo per ricostruire qualcosa di grande lasciando le “ceneri fischianti” nella Curva Sud. Una volta ritrovati noi stessi, ritrovati i nostri numeri (e ritrovata una società magari) ci riapproprieremo anche della Curva, tornando con le nostre leggi non scritte, con il nostro stile comune, e il nostro comune modo di essere e di vivere quello che, come ho già avuto modo di dire “non è solo un settore”.
Ricostruiamoci in trasferta, lasciando a Verona i “5000 colpevoli” di oggi. Stanno tentando di rovinare un nome, noi glielo impediremo. Saremo presenti dietro al Bentegodi facendo quello che loro non faranno dentro: cantare per il nostro Hellas. E in trasferta torneremo ad essere noi stessi. La Curva Sud di Verona può essere ancora salvata perché sopravvivono centinaia e centinaia di “butei” che ne incarnano ancora lo spirito.
Chi si è abbonato non ha capito che, oggi come 18 anni fa, l’Hellas poteva aspettare. Buon campionato ai “5000 colpevoli”, fiero di poter urlare:
“IO NON SONO UNO DEI 5000 COLPEVOLI”.
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